Pascoli e Ravenna

Franco Gabici su Pascoli e Ravenna

Piantiamo una mimosa per far ombra al poeta

Lo scorso 31 dicembre ricorrevano i 150 anni della nascita di Pascoli e pensando al suo busto ho ricordato di un articolo che parlava di una mimosa posta accanto per ricordare la pianta che il poeta amava e ‘che fioria la sua casa ai dì d’estate coi suoi ombrelli di color rosa’ e pertanto sarebbe una bella idea ricollocarla accanto al busto.

Nel giardino di fronte al Liceo Classico si possono ammirare i busti in bronzo di Alfredo Oriani e di Giovanni Pascoli che prima dell’ultima guerra erano stati collocati dalla Provincia e dal Comune nel piazzale davanti alla stazione in occasione della visita del Re il 31 maggio 1925. Il busto di Oriani è opera di Ercole Drei, quello di Pascoli, definito da Santino Muratori «opera d’arte riuscitissima soprattutto per concentrata nobiltà di sentimento nel tratto e nelle sembianze», fu modellato invece da Gaetano Cellini, scultore ravennate di una certa fama (è suo il grande monumento a Don Bosco in Torino, davanti alla basilica di Maria Ausiliatrice).

Lo scorso 31 dicembre ricorrevano i 150 anni della nascita di Pascoli e pensando al suo busto ho ricordato di un articolo che parlava di una mimosa posta accanto per ricordare la pianta che il poeta amava e ‘che fioria la sua casa ai dì d’estate coi suoi ombrelli di color rosa’ e pertanto sarebbe una bella idea ricollocarla accanto al busto, un modo simpatico di onorare Pascoli, che a Ravenna fu sempre molto legato. Il poeta la chiamava ‘città paterna’ perché qui era nato il padre Ruggero, che abitava in via San Vittore.

Pascoli si è recato diverse volte a Sant’Alberto per far visita al cugino Antonio e durante quei soggiorni passeggiava moltissimo nei dintorni, attratto dalla bellezza del paesaggio ma anche dai densi ricordi garibaldini, molti dei quali cantò nei suoi versi. Durante un soggiorno santalbertese chiese al cugino: ‘Tuné, andè a vdè Dant?’ e si recarono in visita alla Tomba di Dante. Quella visita così è ricordata dal poeta: «Mi accostai al cancelletto, mi sentii mutare. Una indicibile e impensabile corrente di conforto, a patire e ad ascendere, emanava da quel sepolcro». Una volta Pascoli fu anche a Ravenna in veste ufficiale, come ispettore scolastico e in quell’occasione, accompagnato da ex colleghi, visitò la nostra pineta, che Pascoli considerava la fonte principale d’ispirazione della Divina Commedia. A un certo punto della passeggiata il Poeta si fermò, appoggiò la testa a un tronco e si lasciò sfuggire questo pensiero: «Ecco, io voglio lasciare nella letteratura italiana il mio solco così…». E incise con l’unghia del pollice una breve linea sulla corteccia di un pino. In quella stessa giornata si recò in visita alla Biblioteca Classense, ma non lasciò la firma nel registro dei visitatori. Lo accompagnò in visita un giovane ‘inserviente’ che poi sarebbe diventato economo del Comune e quando il poeta venne a sapere che portava il suo stesso cognome, incuriosito gli chiese anche il nome. Anche il giovanetto si chiamava Giovanni e questo rallegrò molto il poeta, che esclamò un cordiale «ma allora siamo parenti!». E in effetti scoprirono che una certa parentela “alla lunga” esisteva. Pascoli gli dette subito del “tu” e gli fece dono di uno scudo d’argento.

Franco Gabici
06/02/2006

Fonti:
adnkronos
www.ravennainforma.com

il Rimino – Riministoria

In collaborazione con Google Alert/news.google.it/
Rimini, 07.02.2006
Scrivere a monari@libero.it.

Pascoli e Ravennaultima modifica: 2006-02-07T15:02:46+01:00da rimino
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