Sogni e bisogni

Veltroni04h Da Spello Walter Veltroni ha lanciato il suo slogan elettorale: dare agli italiani “un Paese moderno, sereno, giusto e veloce” come loro lo sognano.
Veltroni ha aggiunto: “La nostra intenzione è cercare di abbattere la politica che divide il Paese, non solo tra destra e sinistra, ma anche tra nord e sud, laici e cattolici. Il Partito Democratico è nato per unire l’Italia. Gli italiani vogliono altro, meritano altro, perché sono altro”.
Barbara Spinelli scrive oggi sulla “Stampa” a proposito di Barack Obama: “Obama non vuol piacere, anche se piace molto. Non vuole abolire l’alternanza, e se vuole conciliare destra e sinistra è perché ritiene ambedue inadatte. Nelle primarie ha detto cose impopolari, e la sua filosofia consiste nel dire, anche se sgradevole, la verità”.

Walter Veltroni non può ritenere la sinistra, la “sua” sinistra, inadatta, come fa invece Obama. Anzi Veltroni la propone come “levatrice” della nuova storia italiana.
Non per nulla la Spinelli premette alla parte che ho riportato, un accenno al fatto che lo slogan di Obama “Yes we can” ha ammaliato Veltroni, per aggiungere: «Chi fa propri i suoi slogan fa bene a saperlo» che appunto “Obama non vuol piacere…” etc.
È disposto Veltroni ad accettare questa sfida “di non piacere”, per creare il Paese che definisce sognato dagli italiani?

Continuando a fare una specie di vita parallela fra Veltroni ed Obama, va ricordato anche, come scrive la Spinelli, che “Obama è divenuto fenomeno grazie a una società per lungo tempo invisibile […]: quella che s’informa e conversa su Intenet e nei blog”.
Infatti, sono stati «i blog e non il lavoro di sperimentati giornalisti» a smascherare le menzogne di Bush sull’Iraq. Sui blog Obama “ha dipanato le sue reti sociali”…

Esistono queste reti sociali anche in Italia? Ricordiamo il  recente e maldestro tentativo di trasformare i blog in testate giornalistiche, introducendo quella che ho chiamato una  nuova tassa. I blog sono più evitati che amati dai politici. I quali, mi pare, leggono soltanto i loro, ma non scandagliano la rete. Fatta eccezione per uno soltanto, quello di Grillo. Poi elevato a simbolo dell’antipolitica. Per accusare di farvi parte anche chi, da altre posizioni, rifiuta la spartizione partitica dello Stato.

Barbara Spinelli critica duramente il sistema informativo americano, gestito da “conventicole” che sentenziano sui gusti della gente. E si chiede da dove derivi “tanta scienza infusa”: “Una realtà diversa vive nei blog, affastellando interessi che le élite giornalistiche neppure immaginano, ignorandole”.

Sarebbe utile che su queste parole, i maestri di pensiero dei nostri politici riflettessero.
Non vorrei che Veltroni come donna Prassede scambiasse il cielo per il proprio cervello. Ed alla fine, senza tener conto della realtà, sentenziasse che gli italiani sognano (vogliono?) “un Paese moderno, sereno, giusto e veloce”.
Anche gli italiani “raccomandati”, quelli del “dì che ti mando io”, quelli dei “baroni in cattedra” messi lì dai partiti allo stesso modo dei dirigenti sanitari garantiti dai gruppi di potere…?

Sul “Sole-24 Ore” di oggi, Salvatore Carruba critica i giornali stranieri per l’immagine che offrono della situazione politica italiana. E li accusa di “pigrizia”: “Non capiscono, o fingono di non capire, che in realtà, in poche settimane, il quadro potrebbe essere cambiato radicalmente”.
Sì, potrebbe. Quindi per il momento non sono in grado, quei giornali, di giudicare quello che non c’è.
Si aggiunga che forse quel giudizio “pigro” nasce dalle stesse conventicole di cui parla la Spinelli. Ignorando il nuovo che avanza.

Ma cos’è questo nuovo che avanza? Eugenio Scalfari offre una risposta nel suo editoriale domenicale su “Repubblica”. All’inizio, addirittura smentisce preventivamente Carruba: “La funzione rinnovatrice del Partito democratico sull’intero sistema politico è talmente evidente che tutti gli osservatori e commentatori l’hanno colta e sottolineata.”
Alla conclusione del pezzo, l’entusiasmo cede il passo alla prudenza.

Scalfari prima si richiama al Pci che “ebbe gran peso perché la borghesia italiana fu percorsa sempre da tentazioni trasformistiche e/o eversive e non dette mai vita ad una destra liberale di stampo europeo”.
E poi scrive: “Il Partito democratico – così mi sembra – sfida oggi una destra demagogica e interpella quel poco che c’è di autentica borghesia produttiva affinché si schieri con le forze dell’innovazione che uniscono insieme i valori della libertà e dell’eguaglianza. Dipende da questa borghesia se il partito delle riforme avrà la meglio stimolando anche – se vincerà – la destra a trasformarsi non solo nelle forme ma nella sostanza”.

Dunque la novità di un partito “di sinistra” dipenderebbe soltanto dal fatto che possa essere aiutato da “quel poco che c’è di autentica borghesia produttiva”. La quale però sinora ha amoreggiato con Berlusconi. E che ora dovrebbe schierarsi “con le forze dell’innovazione”.
Ma quanto sono forti queste “forze” per attirare l’autentica borghesia? O piuttosto quanto esse sono deboli se hanno necessità di un soccorso da parte di altre forze che non sempre per tradizione e costume sono state “di sinistra” ?

Per ora siamo alle dispute tra Casini e Mastella da una parte e Berlusconi dall’altra.
Interessante il giudizio espresso da Bruno Tabacci alla “Stampa”: Veltroni ha fatto un passo in avanti, ma non sarà per caso soltanto “un’operazione di potere, in vista di cosiddette larghe intese?”. Per le quali il Vaticano ha già infeudato Casini.

[Anno III, post n. 43 (420)]

Sogni e bisogniultima modifica: 2008-02-10T18:53:19+00:00da rimino
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