Allarme voto

Prodi02hIl mio post «Bulli over 40», dove si parlava anche del congiuntivo (la cui crisi è stata presa da Alfio Caruso a simbolo della crisi della società italiana), ha ricevuto molte attente, ponderate risposte.

Ho già scritto in calce ai commenti che ai politici italiani d’ogni colore più che il congiuntivo piace il condizionale, anzi la condizionale.
Non possiamo cavarcela con una battuta che poi alla fine non è tale. Perché nel frattempo il discorso politico si è allargato ed allarmato.

Ho accumulato tanti ritagli da non poter citare che quelli più freschi.
Omar Calabrese, semiologo, e Giampaolo Pansa (giornalista e storico) buttano oggi alle ortiche la tonaca del Partito democratico con una delusione che troverà altre, numerose e forse infinite conferme nei prossimi giorni.

Il problema non è da poco. Chi scrive sui giornali ha un sèguito non indifferente. Calabrese e Pansa non sono due blogger da nulla come il sottoscritto. Fanno opinione. Ma nello stesso tempo fanno da termometro. Il loro sfogo racconta molto della crisi della politica italiana.

Adesso le fonti ufficiali diranno che la colpa è tutta della cosiddetta «antipolitica», appoggiandosi proprio al grido di Pansa di «viva il qualunquismo, viva l’antipolitica».

Credo che la cosiddetta «antipolitica» sia soltanto l’espressione non soltanto del diffuso malessere che ormai tutti notano (anche  l’algido D’Alema), ma proprio la manifestazione di un progetto politico vero e proprio. Per far contare non i voti delle correnti dei partiti confluenti nel Partito democratico, ma i voti dei singoli cittadini. I quali hanno bisogno di respirare un’aria diversa da quella fumosa e nebbiosa delle segreterie nazionali, regionali, provinciali ed infine di quartiere. E magari di condominio.

I nostri politici di ogni colore si leggano sulla Stampa di ieri il testo di Luca Ricolfi : «Chi fa tutti i giorni il proprio dovere, ma non ha una rete di relazioni che lo sostiene e lo protegge, si accorge sempre più sovente che il gioco è truccato».

E su quella di oggi l’intervento di  Barbara Spinelli: «Se è veramente forte, il politico non s’indigna se criticato».

La forza del politico dovrebbe servire per cancellare la debolezza del cittadino, non per schiacciare chi non gode di «una rete di relazioni che lo sostiene e lo protegge».

Il discorso è molto semplice. Se i nostri politici, per gretti interessi di bottega, non lo capiranno, sì che spunteranno i fenomeni qualunquistici dell’«antipolitica». È già accaduto quando l’operazione «mani pulite» era all’inizio applaudita da quanti poi si schierarono contro di essa. Vista da alcuni come occasione per spazzare via la vecchia classe dirigente, essa si rivoltò verso di loro.

L’articolo di Ricolfi di ieri cominciava così: «Qualche politico comincia ad avere paura, altri fingono di essere preoccupati, altri ancora preferiscono minimizzare. Certo è che da qualche settimana lo spettro del 1992 ritorna ad aleggiare nei palazzi della politica».

I prossimi giorni potrebbero farci capire se quello spettro spazzerà via gli abitanti del Palazzo in preda al panico o se sarà lo spettro ad essere espulso con la precisa coscienza che occorre cambiare musica nella direzione politica del Paese. Per ascoltare le esigenze della gente comune, non le richieste dei privilegiati e dei raccomandati. Si chiede troppo ad un Paese che voglia restare (o piuttosto divenire finalmente) democratico?

Allarme votoultima modifica: 2007-05-27T18:25:00+00:00da rimino
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