Leggi, poche o troppe?

Prodiargento

Si era sempre letto che in Italia produciamo troppe leggi. Adesso il discorso si è rovesciato. Romano Prodi ha accusato il Parlamento di lavorare poco e male. Delle 104 proposte governative, soltanto dieci sono state approvate.
Le nuove leggi nell’ultimo anno (il primo di Prodi a palazzo Chigi) sono state 38. Una ogni dieci giorni. Quando governava il centro-destra, le Camere approvavano una legge ogni 2,6 giorni.
Ma veramente abbiamo bisogno di tutte queste nuove leggi?
Ricordiamo che la sovrabbondanza di disposizioni normative era stata criticata anche dall’attuale capo dell’opposizione.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto nella questione con tutto il peso del suo ruolo.
A parte l’ovvio richiamo agli scolaretti indisciplinati (per «armonizzare i lavori dei due rami del parlamento»), ciò che più conta nella sua lettera ai presidenti delle Camere, è la tirata d’orecchie al governo, ben evidente nel passaggio sui decreti-leggi. Che una volta presentati sono soggetti a modificazioni sino a diventare un’insalata russa.
Il passo di Napolitano è questo: “L’adozione di criteri rigorosi diretti ad evitare sostanziali modificazioni del contenuto dei decreti-legge è infatti indispensabile perchè sia garantito, in tutte le fasi del procedimento il rispetto dei limiti posti dall’articolo 77 della Costituzione alla utilizzazione di una fonte normativa connotata da evidenti caratteristiche di straordinarietà e che incide su delicati profili del rapporto governo-parlamento e maggioranza-opposizione”.
Ovvero non si può modificare lo “spirito” di un decreto-legge aggiungendovi in parlamento cose che c’entrano come i cavoli a merenda.
L’allusione è al testo adottato per ripianare i debiti della sanità, nel quale il governo ha inserito l’abolizione del ticket.
La tirata d’orecchie di Napolitano non fa una grinza sotto il profilo costituzionale. Ha ragione da vendere.
Il governo da parte sua potrebbe difendersi sostenendo che è una consolidata tradizione italiana, quella di inserire qualcosa «di strano» in un decreto-legge. Ed in diritto come in politica, spesso la tradizione suggerisce di percorrere la stessa strada.
Lavorare di più, per i signori deputati e senatori, non dovrebbe significare produrre leggi a getto continuo, ma cercare di capire quali sono le vere esigenze del Paese. Alle quali il parlamento sovrano dovrebbe essere attento.
Ma nel parlamento non c’è soltanto la maggioranza. In esso pure l’opposizione ha il suo ruolo. Che oggi sembra essere ridotto soltanto al conto alla rovescia sulla fine del governo Prodi.
Ma non è questo un metodo serio di lavoro parlamentare. Per il bene della democrazia. È inutile sbandierare i sondaggi, come fa di continuo Berlusconi. Che oggi dà il governo al 23%. Questa sua realtà virtuale potrà rallegrare i suoi fans, ma non serve a nulla nel cammino difficile della politica intesa come bene comune.
Come non serve a nulla la dichiarazione di Walter Veltroni. Se con Sarkosy in Francia va al governo un uomo di sinistra quale Bernard Kouchner al ministero degli esteri, ha detto il sindaco di Roma, proviamo pure noi a Roma con Gianni Letta, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Berlusconi. Non serve a nulla perché l’opposizione italiana non si accontenta di un gesto simbolico, caro Veltroni. Vuole tutto il governo.

Bernard Kouchner ha dichiarato a Le Monde di stasera le sue ragioni, «Pourquoi j’ai accepté».

Il nostro fotomontaggio (Asia Argento da Cannes fa simboliche boccacce a Prodi) è un’interpretazione arbitraria di immagini d’attualità.

 

Leggi, poche o troppe?ultima modifica: 2007-05-19T17:01:33+00:00da rimino
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